Stephen Shore, Uncommon Places

 

Aperture, 2004
Pages 180
English
ISBN 9781931788342

 

 

Published by Aperture in 1982 and long unavailable, Stephen Shore’s legendary “Uncommon Places” has influenced a generation of photographers. Among the first artists to take color beyond advertising and fashion photography, Shore’s large-format color work on the American vernacular landscape stands at the root of what has become a vital photographic tradition. Like Robert Frank and Walker Evans before him, Shore discovered a hitherto unarticulated version of America via highway and camera. Approaching his subjects with cool objectivity, Shore’s images retain precise internal systems of gestures in composition and light through which the objects before his lens assume both an archetypal aura and an ambiguously personal importance. In contrast to Shore’s signature landscapes with which “Uncommon Places” is often associated, this expanded survey reveals equally remarkable collections of interiors and portraits. As a new generation of artists expands on the projects of the New Topographics and New Colors photographers of the seventies, “Uncommon Places”: The Complete Works provides a timely opportunity to reexamine the diverse implications of Shore’s project and offers a fundamental primer for the last 30 years of large-format color photography.

 

Pubblicato da Aperture nel 1982 e per lungo tempo esaurito, il leggendario “Uncommon Places” di Stephen Shore ha influenzato una generazione di fotografi. Tra i primi artisti a portare il colore oltre la pubblicità e la fotografia di moda, il lavoro a colori di grande formato di Shore sul paesaggio vernacolare americano è alla radice di quella che è diventata una tradizione fotografica vitale. Come Robert Frank e Walker Evans prima di lui, Shore scoprì, via autostrada e con l’apparecchio fotografico, una versione inedita dell’America. Avvicinandosi ai suoi soggetti con fredda obiettività, le immagini di Shore mantengono precisi sistemi interni di gesti nella composizione e nella luce, attraverso i quali gli oggetti davanti al suo obiettivo assumono un’aura archetipica e un’ambigua importanza. Contrariamente ai paesaggi, ai quali è spesso associato, in “Uncommon Places”, Shore amplia la propria indagine anche su interni e ritratti. Mentre una nuova generazione di artisti espande i progetti l’ambito New Topographics e New Colors degli anni Settanta, “Uncommon Places” consente un riesame delle varie implicazioni del lavoro di Shore e offre un testo esemplare e fondamentale sugli ultimi 30 anni di fotografia a colori di grande formato.